non ho più internet, quindi l'uso del termine "aggiornamento" per quello che riguarda questa pagina diviene, se possibile, ancora meno realistico di quanto non fosse in precedenza. Baci :)
camicia lavata alla sedia, capelli alla luna,
faccia sotto il letto- pour en finir avec your love-
sono un ateo con l'anima sotto la gonna di una ragazza
in regalo disegni osceni e margherita del cuore strappata
a braccetto aspirina e febbre in due case diverse
mal di testa in una stanza
orgasmo nel deposito dei bagagli
la frase della protagonista già violentata
da fortuna, confine di Stato, problemi con i passaporti,
stretto nelle maniche votando su un banco di scuola
alle quattro con le canzoni isteriche
della sveglia a forma di lumaca giallina
la mia sveglia non mi ama veramente
parla di lei a Radio Kafka di affari del tutto astratti
alle nove l'ennesimo sogno, mi sono sentito a casa
alla stazione dei treni di F. camminavo per mano con Zhang Zhiyi
il 9 febbraio il mio compleanno e il suo compleanno
non ricordavo fosse così bella
più attraente di qualsiasi film porno o poesia possibile
seduta a ascoltarmi leggere traducendo in ideogrammi emozione,
intimità, guanti di lana nel cassetto
con un topolino cucito sopra- che femminuccia sono-
da sveglio immaginandola sul mio letto freddo
sono un poeta quindi continuando a scriverlo succederà
come una volta tiepida, al cinema, un film di Kusturica,
sono andato a respirare profondamente nei bagni degli uomini
comunque imparare le lingue è una mia specialità
cucinare tre o quattro cose istintivamente
per fortuna non capisco niente di meccanica
non so nemmeno stringere una lampadina
mettermi un preservativo mi fa arrossire
all'improvviso ferito dalla circostanza
DIFETTOSA, ESPANSIVA, INGENUA E TRASPARENTE
Cuore cuore cuore,
sul lungomare a Cannes, c'est cool-
il giorno della premiazione al pomeriggio,
altre scene da un matrimonio, lei ceka, come parla la sua lingua triste-
i parenti della sposa e una monaca che passa attraverso,
introversa figura sullo sfondo- in ricchezza e in povertà-
continua a spiccicare le visioni dal mio album- da vorrei verso ti amo-
senza un secondo ma con un terzo un quarto
un quinto fine un sesto come il senso e saltando
un peccato capitale, passare all'ottavo
fine e fine- e versare la bella e brutta copia
del mio amore- con le correzioni a ciliegie, cerises,
e lamponi, e l'erba voglio- mi piace il lunedì, come suona
in italiano, perfetto, romantico come la treccia di Giulietta-
affezionato all'etichetta dell'estratto di chiodi di garofano,
non mi va di sentire il mal di denti,
staffilococco staffilococco il tuo Francesco ti ha stupito-
ma ho avuto una tosse a bocca premuta contro il panno
quando ho detto -mi piace anche il rosso-
e scoparmi i ragazzi mi piace talmente
che mi piace scoparmi le ragazze,
acquario confuso, dovrei essere meno lunatico,
dovrei dare un bacio tutto di seguito, senza lingua,
ti amo, ti amo e tu sei matta, dovrei, condizionale, ti amo-
JE T'AIME LE LUNDI
Je t'aime le lundi- in vendita-
maleducata, a effetto, con un foglio di carta,
un bicchiere di vetro quasi vuoto-
una bustina di tè infradiciata,
uccellacci e uccellini, e tu fiorivi / sfiorivano le viole-
la mattina passa nelle camere vuote,
il fascino è un altra manica già annodata e stretta-
svegliarsi di soprassalto, o innamorati-
oppure una gelosia da ragazzo viziato-
oggi ho immaginato di carezzare il gatto di mia sorella
mentre mi veniva in mente nel dormiveglia l'inizio di una poesia
piantata e innaffiata alle ginocchia di una ragazza carina
sanità e santità essere cattolici o protestanti o evangelici
o avventisti del settimo giorno,
ognuna di queste cose un disinfettante inefficace per l'io,
per la bocca finta della bambola che scatta
a fare il verso a un bacio,
infedele dal duemila in là a tutte le mie amiche-
DEDICA IN FORMA APERTA A LASCIARLA INCOMPIUTA
io con la mia tristezza, caduti fuori dal letto,
le possibilità di tradirsi, come lasciarsi in bellezza-
tutte le coccinelle, camomilla, marijuana, mimosa-
shampoo per capelli delicati
cosa me ne faccio di scrivere
se diluita al maltempo la mia pressione sbianca-
specchio specchio quanti sono i miei desideri
ho dormito con il pupazzo tutta la notte
ho sognato S.Francesco e S.Chiara,
sono stato presuntuoso parlando di poesia-
mi sento fuori moda, fredda fortuna e sfortuna,
i profilattici talmente inadatti a trattenere la timidezza,
mi viene in mente una frase - tristissimi avanzi-
come scriverle a memoria-
o cercare di afferrarle il cuore,
provarle a voce indosso il filo scolorito
dalla stessa matassa di me,
sesso slegato che attraversa la seconda faccia della luna
o le quattro e un quarto del mattino,
quando mi squilla scandalosa nel telefono,
l'infermiera che entra disinvolta-
puttana, quindi candida-
non fosse per un fiore di globuli rossi sul camice,
all'altezza del seno-
SCRITTURA INTIMA E PATETICA E INGENUA, TOUJOURS UN STYLE DE MOI
l'intelligenza, una bambina di sei anni che disegna in bianco e nero le figure dei personaggi di un cartone animato di Walt Disney a matita,
il fascino della poesia francese e inglese in un trentatre giri blu di vinile, S.Valentino, quattordici febbraio, ho pochi euro di prosa o uova o poesia o molle dilette-
quattordici febbraio, passarmi una mano, sempre la stessa, sulle labbra- con l'altra stendere le pieghe delle lenzuola-
le mani in tasca, davanti alla telecamera spenta- la mia faccia inquadrata nel continuo tempo presente,
è un'invidiosa fredda brina, Shakespeare- che suona come ''pene d'amor perdute'',
in qualsiasi lingua le TV le voci inesistenti nel bagno dicano Bonne Année-
finirò per non sposarmi, la settimana scorsa faceva freddo, e io non ho vestiti adatti, guarda il mio certificato di malattia, sono anemico-
niente nascite, ne' fidanzate, il cielo è splendentemente azzurro, non mi va di dire le preghiere, come fare finta di niente, ne' discorsi a una lei futura, dirle dovevamo anche cucinare, non avevamo soldi a sufficienza-
ma gonne tagliate, posate, cinque semi d'arancio, piatti lavati nell'acqua tiepida a febbraio-
quando la lascio, riscritta in versi usati-
il participio futuro che mi si scolorisce addosso, all'intervallo delle sei ore e quaranta-
ANEMICA CON DEDICA A VIRGINIE DESPENTES E ALTRA METRICA
Letta riletta straletta Elisa B.
fra Firenze e l'America e i campanelli
di Hiroshima è vaga leggerezza e non
rischiara maggio e neppure aria viziata,
lei è bravissima, sfugge al medico curante,
la ricetta, amore mio, ti porto in giro spenta
oppure liberty, baby, esibizionismo e a seguire
macchia sull'inguine, la stessa ingenuità,
nell'analisi mi mette in conto Sylvia Plath,
senti, è ossigeno per la poesia nuova,
è che drinking vinegar from tin cups suona,
in italiano, bevendo aceto da bicchieri di latta-
è la sillaba ripetuta -in- a suonare metallica;
scende le scale lavate, candeggina ma eclatante e preme
la bocca contro il fazzoletto lunedì mattina, il reggiseno bianco
pagina fuori dalla camicetta- putain, il fait beau-
- ouais, ça fait mal aux yeux- commessa al Virgin Megastore
e alla rivista porno- un caso letterario-
letta nel retrocopertina, accanto al prezzo in franchi-
quarantamila copie, e nel novantatre il film
con la Anderson e la Bach- mi cade di tasca un milione
a dollari verdi americani, le diecimila lire
non cadono da sole, le getto a trecce e gatti sparse
a farla girare, la ragazza acconciata diversa fra pallida e sensuale,
al tuorlo d'uovo stretta al bianco alle lenzuola,
mi alzo depresso e lei disfa la matassa
alla finestra alla bandiera rossa all'internazionale a strofe
e le donne di Preveza- in altre parole la morte-
fanno l'amore come se sbucciassero cipolle-
anonimo capelli corti, faccia pallida da assassino
in piedi accanto alla sedia- il microfono acceso
vene di sangue blu visibili come una svastica
polsi della camicia abbottonati, collage lamentoso
io sono l'esempio di quello che la poesia non vuole fare
pubblicità non convenzionale il mio io
elegante stravaganza in rime
appunti di poesia nelle tasche
cercasi vasca da bagno senza fondo
sogni affollano la lente del telescopio
di qui a un mese in treno a Bordeaux
più tempo per dormire in terza classe
mondo rovesciato sul lenzuolo della SNCF
oppure in aereo a Amsterdam le autostrade viste dal satellite
gomitolo per i giochi del gatto come a casa
i miei pensieri sono pensieri di pettinare bambole profumate di plastica
tenerezza soffitti letti fumo scope di Walt Disney
il cuore che perde pezzi sulla pagina baciando Rimbaud
pericoloso sporgersi dal buco della serratura
vorrei essere io Elena P. insegnante di russo giovanissima
triste seduta sul letto dove ha dormito Aleksandr Blok
pomeriggio di conversazioni
mia mamma con la febbre
Fanny morì quando Elisa aveva sei anni
A. non aveva vizi a parte il fumo
un grande amore per-
se ne stava seduto nelle pause
prima della malattia al cervello
gli anni Settanta, o ancora prima-
poesia extraterrestre- scene di sesso sulle banconote
le giapponesine le disegnano così
ma in Europa e in America le ragazze vengono da Marte
con le tasche piene di assorbenti interni
come diventare omosessuali rifacendo i letti
una ragazza con la gonna blu
con dentro una ragazza con le calze rosse
lune di dicembre e giochi di carte l'anno passa
poesia pornografia povertà
non posso fare l'amore tutte le volte
lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì
dovrei avere più soldi
essere io il cameriere in camicia bianca
intorno ai tavoli sotto la lampadina triste
la fidanzata seduta da sola mentre aspetta le undici
macchia blu sulla tovaglia con occhi e bocca e lingua
voce da ragazzina timida le prime volte
* per Alessandro Ansuini
poesia mamma del delitto la ragazza viene dopo
plastici come ai tempi di Sabrine M. e Nyla Thai
sotto le lenzuola bagnate di corpi fantasma
lune di dicembre e giochi di carte
oppure anima di carta battuta a macchina
in Europa e in America le ragazze arrivano da Marte
io ho sognato di avere un cazzo dentro il cazzo
ho preso in bocca il terzo
guida a come diventare omosessuale in 24 poesie
una ragazza con la gonna blu
con dentro una ragazza con le calze rosse
qualunque occhio possa distinguerle
non può dipingerle ma può provare l'orgasmo
del punto poetico nelle ossa
di pollo o di farfalla, A.A.-
"le fotografie sono-" le ore in Inghilterra
la riproduzione di te spalancata,
l'inverno è il progetto d’un corpo
che può armonioso dirsi io
"io no, io preferisco l'autunno"
barba lunga di un pomeriggio
-ma tu non dormi mai -
"per una visita medica mi piaceva ballare"
sbiancata come una puttana insicura di-
poesia scritta con meno capelli e la faccia meno dolce della fotografia incollata sulla carta d'identità
mi dispiace non mi ricordo di essere stato io quel corpo che guarda la Francia qualche mese prima dell'euro
in faccia il flash della cabina delle fototessere
il ricordo di un suicidio di cinque anni fa giù da un tetto girogirotondo casca il mondo spacca la testa che conteneva la Terra più una mezza preghiera una soap opera un voto alle politiche, ladri, poesie, fiori, preservativi- folla sui ponti-
la guardia medica con l'ambulanza a sirene spente a settembre
alle 5 del mattino arriva la dottoressa con la siringa
facce verdi- ombrelli vecchi lasciati qui- la luce che salta in bagno- fili intrecciati, fiori secchi, nessuno nel vano della finestra piena di mani in sogno e questo
non è che un intervallo disse la tomba
pensando che dovrei lavarmi i capelli dopo venti giorni
piangere per il sapone negli occhi come da bambino
ma la poesia ha qualcosa che io non ho
non faccio che ricopiare pettegolezzi dal mondo dei sogni
quasi in diretta fino sul foglio di carta
come dire quest'attività è venduta, questi sono i sospetti
le mutandine di L. assenzio rosso appese a asciugare fuori
nuvole scure aria immobile fili senza uccelli-
sono uno scrittore zuccherato e triste
che scrive poesia zuccherata e triste
su quattro amori passati sesso facce arrossite
io rimango dietro la porta chiusa
perché non riesco mai a sognare di fare l'amore
come il gatto G. dei fumetti che toglie i lunedì dal calendario
lo spirito chiude la comunicazione prima di riuscire a venire
in faccia alla tristezza di quei sogni
o allo stesso tempo sulle lenzuola in questo mondo
perché non parlare del perché non ho una fidanzata
Verlaine sotto la sedia con la stanza sopra
respiro in bocca e mani piene di pistole
ho le labbra spellate e vecchie disgrazie rivissute in sogno- future stupidaggini da compiere- poesie da scrivere- pioggia grigia, occhi arrossati, pozzanghere fredde, persiane chiuse, nomi sui campanelli- i sabati pomeriggio della morte-
dolcissimo distaccato deperibile delicato- non è una novità-
ho solo trentacinque anni e sono già talmente triste
CLIMATE CHANGE POWERED BY
undici di mattina, una poesia ambientalista
svincoli di città tossiscono preghiere pesanti
icone di vapore su tutti i paralleli
alta pressione tutta la settimana
alta percentuale di cancro ai polmoni
senza bisogno della previsione magica
dello sciamano con la bacinella d'acqua
della suora con le mani mozzate
della bambina che non sa parlare
della strega nicotina disoccupata
triste a passeggio fra le pozzanghere
in abito rosa di vent'anni fa
la chimica spazza il piatto
che fine ha fatto la mia bella faccia del 1972
la morbidezza della camicia lavata
i bottoni allacciati sui polsi
sorridendo alla folla alla posta
alla polizia al traffico alle madonne
comuniste oppure democratiche,
si tratta solo di arrivare all'anno 6000
si tratta di vendere migliaia di copie di un libro di poesie
non riesco a scrivere da quattro anni
continuando così non riesco a attirare le ragazze
che sanguinano dal naso nel Danubio attraverso gli scarichi
dei bagni dei negozi di tutta la Mitteleuropa
addio marciapiedi di Varsavia, Budapest, Vienna
addio Mister Lenin rimasto chiuso con Rosa Luxemburg
in un altro anno a forma di stanzino senza scope
dati delle banche truccati a caso,
statistiche di fantascienza da due lire
autostrada verso il confine della UE,
la Russia è ruggine sui cavalcavia
ma c'era una volta in America
un presidente cattivo un miliardo di supermercati,
case vuote, roulotte ferme, dibattiti,
quattro ragazze quindici anellini sul labbro sei spilli nella lingua
l'Iraq un film porno di supereroi ma dovrei fregarmene
di quello che fanno i bravi bambini
nella loro bella Unione Sovietica Americana
qui seduto per terra, occhi fissi su una striscia d'aereo
nel cielo pallido celeste detersivo sul lato
delle case più alte in fondo alla strada
camicia a maniche lunghe, banconota da dieci euro in mano
occhi stanchi canzoni meccaniche gru altissima
pensando in inglese una poesia di Prévert
accanto a una macchia di piscio asciugato
punto fermo nell'universo- mi fa paura-
sull'altra faccia del mondo città nascoste nello Shen Yang,
3 milioni di abitanti, tempo nuvoloso
il dittatore coreano seduto lì vicino
con un mazzo di carte magiche in mano
occhi chiusi, il colore del raccolto quest'anno,
il colore rosso delle foglie rosse l'anno prossimo
le radio trasformano ideogrammi in suono,
una sera piovosa nel futuro-
Lili non torna a casa nemmeno quest'anno,
non più le ginocchia nel letto rifatto,
non più i tempi delle elementari- je fais plus que t'aimer-
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir,
Et sur la longue route,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés,
J’ai connu des rideaux de pluie à draper des cités souveraines et ultimes,
Des cerceaux déchirés couronnant les chapelles de la désespérance,
Et tourne l’onde,
Et tourne l’onde,
Et tourne l’onde,
Et tourne, et reviens-moi au centuple,
Reste,
Accroche,
Rêche,
Me caresse,
Me saoule,
Et me saborde,
Dérape,
S’enroule,
Pourri malheur,
Pourrie chaleur,
Et devient familier le chant des automates,
On est plombé mon frère des oripeaux de plomb je te dis,
De la tonne superflue,
Carcan,
Jour et nuit,
Carcan,
Fossoyeur,
Carcan,
Tout sourire,
Aux dents vertes,
Et nous consommerons,
Cramés par des soleils de pilule d’apparat,
Cernés par le fatras trop habile,
Et tu pourras ployer,
Personne ne verra rien,
Puis, des anciens charmes qui te remontent enfin du dernier des « je t’aime »,
J’aperçois des caboches saturées de limaille,
Qui replongent leurs yeux encore à l’horizon,
Et les possibles errances à la poitrine fière et toujours en douceur,
On a l’art des ruisseaux,
On a l’art de la plaine,
On a l’art des sommets,
On a l’art des centaines de milliers de combattants de la petite vie qui se cognent aux parois, On a l’art de faire exploser les parois,
On a l’art des constellations,
On a l’art des chairs brutes,
Mais on a l’art de la guerre,
Et on a l’art du fracas,
Et on a l’art de la pente de douceur,
Et on a l’art du silence,
Dis-moi, est-ce que je peux ?
Dis-moi, est-ce que je peux ?
Entourer de ma peau ton joyau de platine,
Je l’ai vu qui palpite sur le bord du chemin,
Je l’ai vu qui palpite sur le bord du chemin,
C’est vrai… c’est pourtant vrai… c’est vrai… c’est pourtant vrai… c’est vrai… c’est pourtant vrai…
Le caveau est immense,
Même la pierre a bondi,
Elle veut se mesurer aux planètes, à la voûte,
Elle peut donner des cours d’une autre architecture building,
Tu l’as vu mon éclat,
Il est du au hasard,
Enfin on dit comme çà,
Ma forme était connue depuis la nuit des temps,
Je parle de maintenant, ici et maintenant,
Allez, allez, salut cousin,
Bonjour à tes nuages,
Un cortège se met en route,
Une kyrielle d’assassins,
Tous insectes de proie,
Ils marchent, ils avancent,
Ils signent du bout des lèvres leur projet pour le siècle,
Oublient les yeux crevés.
ALERTE, ALERTE !
Tous aux abris,
Aux quatre ventres chauds qui te protégeront,
Retourne chez ta mère,
Ta mère,
Ta mère,
Ta mère était blonde,
Blonde comme les blés,
Elle laissait s’écouler des trésors de chaleur de la chair de sa voix,
A moins qu’elle n’ai été demi-princesse indienne,
Te faisant boire la nuit,
Des breuvages cuivrés comme une peau d’iguane,
Et approche tes lèvres… approche… approche tes lèvres… approche… approche tes lèvres…
Approche,
Plonge,
Redis-moi d’où tu viens,
S’écoule au fond du puit le remède ancestral,
Où l’on n’existe pas,
Ou l’on peut tout saisir dans le feu d’un éclair,
Dans les demi clins d’œil,
Et claque ton étendard au vent et chuuuut…
On le garde au secret,
Avale ta langue… maintenant !
On te saisira tout, huissiers, corbeaux, vautours, charognards, tortabess ( ? ), identité, police,
Le milliard de pétales de roses blanches disposé,
Délicat,
Sous nos petits pas, monstres,
Et me nage,
Puis m’énerve…
Me suis couché,
M’étends,
L’onde parcours mon flanc,
La marche du serpent peut reprendre ses droits,
ALERTE ! ALERTE ROUGE ! ALERTE !
Pourquoi rouge d’ailleurs ?
A-t-on jamais vu des alertes bleu ciel ?
Et le crétin céleste enveloppé dans le cosmos a flotté dans l’éther,
Pénard,
Troué l’azur,
ET MERDE !
Avions fusées en chasse,
Cà pouvait pas durer,
Zèbres acier sans savanes,
Aux sanglantes parures,
Striant la toile et cravache,
Silence,
En bas le sol crevé…en bas le sol crevé… en bas le sol crevé…
En bas le sol crevé,
Offrant sa panse intime à la morsure du ciel,
ALERTE ! ALERTE !
Paraît qu’on est des anges au paradis des octaves,
Qu’on peut gravir facile,
C’est question d’entraînement,
C’est pas pour les potiches,
Sale petite peste,
Pudding,
Cœur bouilli,
Sauce anglaise à la menthe,
Il faudra qu’on t’enseigne l’esquive frontale,
Une muleta blême,
Qui se rêve immobile.
Qu’est-ce qu’y a ?
Qu’est-ce qu’y a, tu dis rien ? Tu as perdu ta langue ? Qu’est-ce qu’y a, tu dis rien ?
Qu’est-ce qu’y a, tu dis rien ? Tu as perdu ta langue ?
Qu’est-ce qu’y a, tu dis rien ? Tu as perdu ta langue ? Bah ouais…
Bah, qu’est-ce qu’y a, tu dis rien ?
Tu as perdu ta langue ?
Alors, ces anges-là,
Alors, ces angelots de la muerte câline,
Se désolidarisent,
Sont engins du désastre,
Harnachés corps et âmes,
Sur leurs armures brillantes,
On peut voir le reflet de nos pauvres carcasses au regard qui s’affaisse,
Oc tac ! Pitié, je n’ai pas…tu sais…pourquoi…souviens-tu…moi aussi j’aurai…on n’y peut…mais bien sûr…j’y vais…d’accord…donc…rassemble-moi…puzzle,
Débris d’éclaboussure,
SOLE MIO !
Raclure,
On a droit au repos à la fin oui ou non ?
Tu perds ta langue, enfant ?
Tu as perdu ta langue ?
Je connais des collines qui s’imaginent reines,
Reines sur l’opéra des orages féminins,
Et tu peux doucement poser ta tête nue,
Sur leurs courbes de pins,
De joie et de misère,
Je connais des collines qui s’imaginent reines,
Reines sur l’opéra des orages féminins,
Et tu peux doucement poser ta tête nue,
Sur leurs courbes de pins,
De joie et de misère,
Ces morsures de poussière,
Mais poussière accueillante,
Des tissus élastiques,
De la chair de printemps,
Un carrousel vibrant sur un axe impétueux,
C’est tout dit !
Le sang mélangé,
C’est tout dit !
Au son des astres morts,
C’est tout dit !
Le sang mélangé,
C’est tout dit !
Prenez-nous pour des cons,
Prenez-nous pour des chiens,
Continuez,
Ne vous gênez pas,
Vos crachats ça nous fait une coquille de cristal,
Il suffit d’empoigner la crinière de l’étoile,
Moi aussi, j’adorais les courses de bagnoles américaines à la télévision,
Et puis les cris stridents des pneus chauffés à blanc,
Tôle froissée sur l’asphalte,
Et tout ce cimetière de la calandre acier,
Cà ne vaut pas c’est sûr,
Des armées de révolutionnaires s’optimisant toc,
C’est bien, et puis c’est pas cher,
Nous clamons,
Morfale,
Notre dose abrutie,
Maintenant je suis lofteur ou lofteux ou loqueteux,
C’est selon,
C’est pas grave,
Cà passera,
C’est qu’on a le fondement à la taille XXL,
Tentons d’organiser les litanies infimes,
C’est pour me dire à moi que je suis son absent,
Que j’appartiens déjà à l’autre rive intime,
Que pour ça je respire plus profondément…
Que pour ça je respire plus profondément…
Que pour ça je respire plus profondément…
Que pour ça je respire plus… plus profondément,
Tentons d’organiser les litanies infimes,
C’est pour me dire à moi que je suis son absent,
Que j’appartiens déjà à l’autre rive intime,
Que pour ça je respire plus profondément…
Que pour ça je respire plus profondément…
C’est que le monde passe vite,
Deux, trois dimanche en pleine lumière,
Et des enfants qui courent,
Les vieux claquent leurs dents sur des vitraux sans Dieux,
Et l’apéritif n’en finit pas de raconter sa vie,
Et la vie est passée,
Et la vie est derrière,
La vie était partout,
Et la vie est nulle part,
Il y a que tout ou presque se passe au bord de l’ombre,
A demi mot perdu,
Au carrefour des mystères,
Effluent souterrain,
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Entre les lampadaires,
Des années lumière du salut éternel,
Salut, comment vas-tu ?
Moi ça va, toi ça va ? moi ça va,
C’est bien, c’est très bien, c’est très très bien, oui c’est bien,
On a presque compris,
Les murs sont familiers.
Tu perds ta langue enfin ?
Tu as perdu ta langue ?
Tu perds ta langue ?
Tu as perdu ta langue ?
Pauvre sac d’os et d’excrément,
Tu te pavanes de l’aube au crépuscule,
Et ce n’est pas danser,
Et ce n’est pas esquisser d’un pas,
Et ce n’est pas fouetter l’air d’un geste détaché,
Et ce n’est pas l’élégance,
Loin s’en faut,
Des lignes si fuyantes qu’on les croyait sans fin,
Quasi inexistantes,
C’est marteler encore, et toujours la terre,
L’enfoncer sous ses pas,
Se la coller la glaise,
Sous mes semelles de plomb,
On me fait signe dans un autre hémisphère,
Syndrome chinois,
Fulgurance,
Transperce le noyau de feu et de magma,
On m’appelle sous d’autres latitudes,
Où les fleurs de cactus,
Et de grands magnolias,
Où des palétuviers disputent aux bétonneuses les royaumes ordinaires,
Qu’est ce qu’y a tu dis rien ?
Tu as perdu ta langue ?
Qu’est ce qu’y a tu dis rien ?
Tu as perdu ta langue ?
Et c’est au ralenti,
Que le défilé coule,
Et se répand aux quatre coins de l’écran,
C’est entre parenthèse, dans un temps qui n’existe pas,
Les horloges se sont mises en grève,
En ordre de bataille,
De combat,
Immobiles,
Présentez petite aiguille !
Grande aiguille !
Repos !
Et comment tu leur parles toi aux montres à quartz ?
Il faudra l’inventer le médiateur final,
Foutez-moi tout çà au gnouf,
Et puis à la décharge,
Et puis concassez-moi ces breloques,
Et c’est comme chez Lipp,
Tout çà ma bonne dame,
Au rouleau compresseur,
Oui t’as bien raison de venir du fond du grand bocal,
Des régions qu’ils appellent bassins industriels,
Les mêmes que sur le chemin des guerres,
A l’aller,
Au retour,
Y’en aura pour tout le monde,
Et puis t’auras du boulot,
Jusqu’à ce qu’il n’y en ai plus,
Faut pas rêver oh, faut pas rêver…
Tiens-toi bien à ta barre :
L’horizon c’est des conneries inventées par les utopistes,
Si tu veux la porte,
Elle est là !!!
Des millions de gueules grandes ouvertes,
Qui ont plus faim que toi,
Mais qui sont pas plus fortes que toi,
Car si tu collabores,
Car si tu persévères,
Nous te protègerons de notre bras armé,
C’est que nous on aurait voulu qu’on nous parle gentiment,
Pas qu’on nous mente,
Non… mais qu’on nous parle gentiment,
C’est pour changer des marteaux,
Pour changer des enclumes,
Puis bien sûr, çà recommence,
On s’est fait marteler,
On s’est fait encrimer,
Faudrait qu’on prenne la tangente,
Ouais faudrait qu’on prenne la tangente alors,
La diagonale et zou !
64 cases, et 8 fois 8,
L’infini renouvelé toujours,
Survolé,
Grand format,
On se prend à y croire,
A ces combinaisons des infinis possibles,
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles.
Maintenant qu’on envisage la voûte céleste,
Et le goût des cerises à défaut de leur temps,
Encore qu’il ne faut pas,
Qu’il ne faudra jamais se départir de ça,
De ce miel,
De ce vent de la fin de l’été,
Et des grands peupliers si doucement courbés,
Les hautes herbes toutes inclinées sous l’évidence tiède,
Mais pas soumises,
Mais pas soumises hein ?
Non !
Verticales dans l’âme,
Seulement reconnaissantes pour le présent offert,
Pour la caresse fauve,
Et les jeunes filles alors,
Sont les sœurs des rubans,
On les dirait flottantes,
Sur une mer de silence,
Et la ville endormie rêve de barricades,
Allez on n’oublie rien !
Allez on n’oublie rien !
Tu perds ta langue enfin ?
Est-ce que tu as perdu ta langue ?
Tu perds ta langue enfin ?
Est-ce que tu as perdu ta langue ?
Tu perds ta langue enfin ?
As-tu perdu ta langue ?
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles.
Mais dans le cercle alors,
On pourrait s’immoler sur des cimes vertiges,
Pas pour tourner en rond,
Comme on le crois parfois,
Non…
Pour créer des spirales,
Des colonnes aspirantes,
Et je tiens mon pégase ?
Je ne le lâche pas,
Je l’ai monté à cru,
Il est aussi sauvage que je suis devenu,
Après avoir appris l’alphabet pourrissant,
Des grands calculateurs,
A hauteur d’escabeau,
A ras des certitudes attablées,
A quoi bon ?!
Chérie, je suis devenu rationnel,
Le jour d’après,
Cynique,
Et je ne sens plus rien,
A présent, tout me glisse dessus,
Me coule à l’extérieur,
Je sais me débrouiller avec le brou ha-ha,
Et avec le bruit des masses,
Je suis intoxiqué volontaire,
Sur adapté chronique,
Prenez-moi comme exemple,
Comme jeune premier,
Comme mannequin vedette,
Je sais me mettre en scène,
Je sais me défiler,
L’ai-je bien descendu ?
Les ai-je bien descendues les marches du palais d’empereur communiquant,
Des charmants chimpanzés,
Aux mimiques de bronze et aux sourires d’ivoire,
Je suis donc un apôtre de la modernité
Je suis donc un apôtre de la modernité lalala…
Je suis donc un apôtre de la modernité… là voilà,
La table est dressée,
Nous sommes tous autour,
Le chef n’est pas là,
Il a été retenu,
Mais… j’ai la croix,
La couronne ( elle est belle),
La multiplication ( efficace),
La climatisation ( hum nécessaire) hum…
Gigolo !
Une minute !
Je sens les eaux qui montent,
Et les troupes en chemin,
A travers champs et villages,.
Il font chialer les bustes,
Et les portrais d’ancêtres,
Socle,
Statues déplacées,
Soc,
Charrue blesse la terre,
Eclate les écorces au coin des cheminées,
Du coup,
C’est après mûre et soutenue réflexion,
Que nous avons voulu prendre de la distance avec la peine perdue,
Celle de chaque jour,
Qui se suffisait bien,
Que nous avons fini de labourer nos chairs,
D’attendre en bons amis et patientes maîtresses,
Qu’on nous visite enfin,
Qu’on nous foudroie d’amour,
Il fallait une flèche autrement décochée,
Une qui se planterait,
Comme on plante une griffe dans les poitrails indiens,
Reliée au grand poteau,
Et ça tourne sans fin,
C’est la danse du soleil,
Eh t’as perdu ta langue ?
Tu as perdu ta langue, enfin ?
Dieu est mort !
Nietzsche est mort !
Désenchanté le monde,
Prends ma main Camarade,
J’aurai besoin de toi,
Les tueurs de merveilleux courent toujours,
Arrêtez-les !
Arrêtez-les !
On voudrait discuter,
Mais manque un relais,
Un maillon de la chaîne,
Ou une catapulte.
Invention ! Invention !
On invente un trésor et pas un dépotoir,
Encore que dans l’ordure poussent des fleurs sacrées,
Ouais, j’y tiens, ouais !
L’or,
Et tout çà, ces parures,
Cette attitude vaine,
Ces poses et compagnie,
On le sait , on le sait,
On le sait qu’il suffit d’un rayon de soleil,
On le sait qu’il suffit qu’un rien de soleil se pose au bon endroit,
Sur ce balcon foutoir,
Pour que le chant,
Pour que le chant s’élève.
Et tu n’y pourras rien,
Et je n’y pourrai rien.
Si tu l’as oublié tu as tout oublié !
Et tu peux te baigner dans les baignoires d’or,
Et tu peux te rouler dans la luxure encore,
Et tu peux te pétrir le membre,
Imperator de l’intellect,
Car je sais que çà tu sais,
Car je sais que tu sais,
Que tu sais, que tu sais, que tu sais, que tu sais, que tu sais,
Que sais….
Mais tu sera toujours pauvre,
Dépenaillé,
Minable et creux,
Caracoleur,
Caricature,
Epouvantail qui ne fait peur qu’aux moineaux,
Je t’aime bien,
C’est pas çà,
Je t’aime bien,
C’est pas çà,
Je fais plus que t’aimer,
Allez ! Allez !
Je suis fait du même bois de sang,
De la même écriture,
Nous sommes entre nous,
Tu as perdu ta langue ? Allez ! Tu as perdu ta langue ? Allez !
Tu as perdu ta langue ? Allez ! Tu as perdu ta langue ?
Tu as perdu ta langue ? Allez ! Tu as perdu ta langue ?
Tu as perdu ta langue ? Tu as perdu ta langue ?
Allez ! Allez !
Tu as perdu ta langue ? Allez !
Tu as perdu ta langue ? Allez !
Tu as perdu ta langue ? Allez !
Tu as perdu ta langue ? Allez ?
Tu as perdu ta langue ?
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir, mais sur la longue route,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés…
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir,
Et sur la longue route,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés…
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés…
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir,
Et sur la longue route,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés…
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir,
Et sur la longue route,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés…
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir,
Et sur la longue route,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés…
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir,
Et sur la longue route,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés…
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir,
Et sur la longue route,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés…
Nous n’avons fait que fuir, nous cogner dans les angles,
Nous n’avons fait que fuir,
Et sur la longue route,
Des chiens resplendissants deviennent nos alliés…
(Texte de Bertrand CANTAT) Juillet 2002
ragazza confusa con ragazzo confuso con ragazza
la sera cala su me e mia mamma, neon nell'acqua opaca
lunedì piovoso semafori e luci a piazza Repubblica
devo presentarmi senza vanità ma con il vizio
di scendere all'autostazione appena in tempo
per pisciare ai bagni pubblici oppure prendere appunti
sul disinfettante, sulle scritte nel muro intonacato
per sbaglio dove la poesia continua
nel prossimo numero, oppure a un appuntamento
a casa di lei- mi immaginavo già svestito,
come fosse una santa indiana, una maria peccatrice
che se ne frega di tentare, poco convinta
del peccato, e per la sua inconcludenza salva-
non ti prendo in giro, davvero non posso baciarti,
con gli sconosciuti non ce la faccio a venire,
impressionato dal pendere incollato
alle mie labbra medesime ma ho perso tempo
a pensare alla fortuna,
ho creduto di poter essere Francesco fino in fondo,
non rifiutarmi mai, democrazia e purezza,
nelle foto vengo mosso,
ho 35 anni e sono dimagrito
occhi fissi su le Monde page seize-
le ragazze quando aprono le gambe
mettono malinconia, non me la sento
di scrivere quante volte ho fatto
l'amore e quante volte no
nel bagno senza finestre, l'acqua chiusa,
lei fica disegnata per latitudine
e longitudine, cuore cucito sul vestito,
di due baci in parti quasi uguali
se ne può far venire fuori uno, dice, e anche
"non sono stata contenta di andare a scuola
non ho imparato tanto, io sono sempre stata stupida,
ti piace di me che cosa? e ho paura del freddo"
"non ho preservativo scusa volevo dire permesso"
ripeti la scena strilla baci tristi dietro la porta
come una bocca spaccata sei vuota
rimpianta, senza fiori in un bicchier d'acqua
in attesa di operarsi in ospedale e smettere con le sigarette
lasciò perdere la laurea e contò le gambe delle sedie
aveva un calendario coi compleanni scritto a penna in bagno
pochi sogni nella stessa casa, la disposizione delle stanze che cambiava
la finestra socchiusa, la tv accesa, il gatto che parlava con voce di ragazza,
si lamentava della monotonia e dell'Europa
la fragilità di scatole costole appartamenti orari delle linee ferroviarie,
una chiamata per gioco alla stazione di Firenze
nuvoloni scuri riflessi nel fiume
straniera sola al telefonino,
calze nere sopra il ginocchio
il mio gesto con la mano ieri
dicendo a una commessa "merci", una bugia
quand j'avais cinq ans je m'ai tué
sono uno scrittore con la stessa faccia agitata che aveva lei
contenta per una volta di non credere
che dopo il suicidio rinascerà nuova
è triste che non saprà mai che io ora parlo di lei in una poesia
mi pettino con le mani, i capelli cadono,
non mi piace ballare, mi piace solo sentire il mio nome
ripetuto fin quando non sono io
puttana sull'elenco del telefono
pagina di diario copertina gialla senza più versi di poesia
scarabocchiati su un foglio di carta,
ho straparlato di me stesso per anni
di come essere senza cazzo e senza fica
questa poesia sarà la fine per le riviste di enigmistica
oggi ho fatto il digiuno, ho dato gli avanzi agli uccelli
andando a piedi dal centro alla stazione
lettera a mia nonna battuta a macchina in mente nella pioggia
in pieno giorno a piedi avanti e indietro
quando venni nel corridoio cinque anni fa
sul fiume pubblicità di sapone e case in affitto
io & io attraversati dal traffico
a trent'anni senza cuore col mio stesso nome accanto
persi o seduti in cucina oppure sognati anni prima
io sono il negativo della pagina del cinema
una love story stupida di città
"bambina per bambina uguale ragazza,
l'ultima volta di te parlava,
avvertiva a gesti di essere tu lei"
le infermiere parlano parlano parlano
tu trasformata dai giri dell'orbita terrestre
cammina cammina pianeta rosso
scrivo in questa poesia tutto quello che avresti voluto domandare
a proposito della morte e non sei mai morta
venusiana avvolta in un golfino arancione
le maniche che porti annodate, seduta storta sotto un muro
faccia che guarda distratta una fila di letti
sottofondo di conversazioni stupide nella tua stupida televisione
dove ragazze di un decennio fa agitano cartelli sullo sfondo
vestiti semplici da casa, capelli tinti di rosso
tutte le iniziali in questa prosa un pomeriggio alle due
con l'altra bella ragazza, appena maggiorenne
sei mattine su sette in manicomio superpulita
più bella della macchina fotografica, della fotocopia, della rosa, della spina
pagata per contare i fiori, togliersi le scarpe
io a fare bolle di sapone quest'anno,
affascinato dalle malattie veneree, con la pressione bassa alla finestra a fissare la mia generazione
con una ragazzina infilata fra le meningi
le mani fredde a letto, tutte le imitazioni di te, la poesia sotto la sedia
l'ispirazione in attesa negli autobus- medico cura te stesso-